LATA
Laboratorio Analisi e Tecnologie Ambientali
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La sostenibilità aziendale non è più un tema riservato a pochi pionieri visionari. Oggi i criteri ESG (Environmental, Social, Governance) rappresentano un elemento strutturale delle strategie d'impresa, capace di influenzare l'accesso al credito, le relazioni con gli investitori e il posizionamento competitivo sul mercato.
Il cambiamento è profondo: da adempimento normativo a leva strategica. Le imprese che comprendono questa trasformazione riescono a trasformare gli obblighi di rendicontazione in opportunità concrete di crescita e rafforzamento della propria posizione di mercato.
L'Unione Europea ha posto le basi di questo cambiamento con la Direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), entrata in vigore nel gennaio 2023 e recepita in Italia con il D.Lgs. 125/2024 nel settembre 2024. La direttiva amplia significativamente il perimetro delle imprese obbligate alla rendicontazione di sostenibilità: si passerà dalle attuali 11.700 imprese europee a circa 49.000, di cui 4.000 solo in Italia.
La CSRD introduce gli ESRS (European Sustainability Reporting Standards), standard uniformi adottati dalla Commissione Europea nel luglio 2023, che definiscono con precisione cosa e come rendicontare. Un elemento chiave è il concetto di doppia materialità: le imprese devono comunicare sia l'impatto delle proprie attività sull'ambiente e sulla società, sia come i fattori di sostenibilità influenzano la performance finanziaria dell'azienda stessa.
Le tempistiche di applicazione sono scaglionate: le grandi imprese quotate (oltre 500 dipendenti) hanno iniziato nel 2024, le grandi imprese non quotate seguiranno progressivamente, mentre per le PMI quotate sono previste semplificazioni e rinvii (il cosiddetto pacchetto Omnibus, approvato nell'aprile 2025, ha posticipato alcuni obblighi).
Tra le tre dimensioni ESG, quella ambientale (la "E") assume un'importanza particolare. Le normative richiedono informazioni dettagliate e verificabili su:
Non si tratta di dichiarazioni generiche o di buone intenzioni. Le linee guida dell'Autorità Bancaria Europea (EBA) impongono alle banche di valutare l'esposizione ai rischi ESG dei propri clienti, e questo vale dal 2026 per le grandi banche e dal 2027 per gli istituti più piccoli. La sostenibilità ambientale entra quindi direttamente nella valutazione del merito creditizio.
Qui si colloca un nodo fondamentale: come si ottengono dati ambientali credibili e verificabili?
La risposta è nelle misurazioni scientifiche rigorose. I report di sostenibilità non possono basarsi su stime approssimative o su dichiarazioni autoreferenziali. Servono:
Le imprese che intendono costruire report ESG solidi devono quindi dotarsi di partner tecnici qualificati, capaci di fornire analisi certificate e conformi agli standard internazionali. Solo dati scientificamente fondati permettono di superare le verifiche degli auditor esterni (la CSRD prevede l'obbligo di assurance, inizialmente limitata ma destinata a diventare "ragionevole" nei prossimi anni) e di evitare contestazioni per greenwashing.
In questo contesto, laboratori specializzati come LATA, accreditati ACCREDIA e con oltre 40 anni di esperienza nel settore delle analisi ambientali, diventano partner strategici per le imprese che devono raccogliere, misurare e documentare i propri impatti ambientali in modo rigoroso e verificabile.

Integrare correttamente i criteri ESG nella strategia aziendale non è solo una questione di compliance. I benefici concreti sono misurabili e significativi.
I dati emersi dall'analisi CRIF ESG Outlook 2024 sul secondo semestre 2023 sono eloquenti:
In sintesi, le PMI con buone performance ESG risultano fino a cinque volte meno rischiose per gli istituti di credito.
Diverse ricerche accademiche e di mercato confermano che le aziende con rating ESG elevati beneficiano di un costo del capitale inferiore, sia sul mercato azionario che obbligazionario. L'80% degli investitori istituzionali ritiene che i fattori ESG influenzino positivamente la performance finanziaria, riducendo rischi estremi e volatilità (Stanford Graduate School of Business, MSCI Sustainability Institute, 2024).
Sul fronte commerciale, i dati sono altrettanto significativi:
Le imprese che gestiscono attivamente i fattori ESG sviluppano una maggiore resilienza di fronte a shock esterni (crisi climatiche, interruzioni della supply chain, cambiamenti normativi). L'ottimizzazione dei consumi energetici e delle risorse si traduce in risparmi operativi e migliora la redditività complessiva.
Il rovescio della medaglia è rappresentato dal greenwashing, fenomeno in preoccupante crescita. Secondo uno studio della Commissione Europea, il 53% delle affermazioni ambientali fatte dalle imprese nell'UE risulta vago, fuorviante o privo di fondamento. Una ricerca della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa del 2021 ha rilevato che l'83% degli annunci pubblicitari analizzati era tacciabile di greenwashing.
Il risultato? Una profonda crisi di fiducia: il 94% degli investitori si dichiara scettico sulla validità del reporting di sostenibilità aziendale (PwC Global Investor Survey 2023). Solo il 14% dei consumatori italiani si fida delle dichiarazioni ambientali delle aziende.
La risposta normativa è stata decisa. La Direttiva 2024/825 "Empowering" vieta esplicitamente:
Le sanzioni sono severe: l'AGCM può irrogare multe fino a 10 milioni di euro o al 4% del fatturato. Il D.Lgs. 125/2024 prevede sanzioni da 50.000 fino a 2.500.000 euro per le violazioni più gravi del reporting ESG.
Come evitare il greenwashing? La chiave è la verifica scientifica dei dati. Le metodologie riconosciute includono:
Le imprese serie pubblicano report ESG completi, comunicano anche le criticità (non solo i successi), e dimostrano miglioramenti tracciabili nel tempo. La trasparenza diventa un asset strategico.
Per chi si avvicina al mondo della rendicontazione ESG, è utile conoscere i principali standard internazionali:
Standard modulare utilizzato in oltre 100 paesi, rappresenta il riferimento storico per la rendicontazione di sostenibilità. Gli standard GRI sono gratuiti, pubblicamente accessibili e coprono aspetti economici, ambientali e sociali. Sono compatibili con altri framework e frequentemente citati nelle normative nazionali.
Istituito nel 2021, ha rilasciato nel 2024 gli standard IFRS S1 (requisiti generali) e IFRS S2 (clima), che consolidano i framework SASB e TCFD. Oltre 1.000 aziende hanno già dichiarato di voler allinearsi agli standard ISSB, che mirano a diventare il nuovo baseline globale per le disclosure di sostenibilità rivolte agli investitori.
Sono gli standard obbligatori per le imprese soggette alla CSRD in Europa, sviluppati dall'EFRAG su mandato della Commissione Europea. Sono stati progettati per essere interoperabili con GRI e ISSB, pur mantenendo caratteristiche specifiche legate al contesto europeo e al concetto di doppia materialità.
I criteri ESG rappresentano una trasformazione profonda del modo di fare impresa. Ciò che inizialmente può apparire come un onere burocratico si rivela, per le aziende capaci di comprenderlo, un'opportunità strategica.
Trasformare la compliance ambientale in vantaggio competitivo significa:
Le imprese che investono oggi in misurazioni ambientali rigorose, in partnership con laboratori accreditati e in sistemi di gestione strutturati, costruiscono un vantaggio duraturo: migliore accesso al credito, riduzione dei costi operativi, maggiore attrattività per investitori e clienti, resilienza di fronte ai cambiamenti.
L'ambiente non è più un vincolo esterno. È diventato un fattore di valore misurabile, comunicabile e strategicamente rilevante.

Normativa Europea e CSRD
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