LATA
Laboratorio Analisi e Tecnologie Ambientali
Via Pitagora, 21 - 20128 Milano
P.Iva 09863230158
Nel 2025 le denunce di infortunio sul lavoro tornano a crescere, i casi mortali restano oltre quota 1.000 e le malattie professionali raggiungono un nuovo massimo storico. I dati INAIL sull’intero anno, ancora provvisori in attesa della Relazione annuale di metà 2026, restituiscono un quadro che va letto senza semplificazioni: l’incidenza ogni 100.000 occupati continua a ridursi rispetto al periodo pre-pandemia, ma alcuni indicatori restano critici. Crescono gli infortuni in itinere, la quota di rischio mortale dei lavoratori stranieri rimane molto elevata e le denunce di malattia professionale continuano ad aumentare.
Per le aziende questi dati non hanno solo un valore statistico. Aiutano a capire dove la prevenzione continua a essere più debole e quali aspetti meritano un’attenzione operativa più rigorosa.

Le denunce di infortunio presentate all’INAIL nel 2025 sono state 597.710, in aumento dell’1,4% rispetto alle 589.571 del 2024. Di queste, 516.839 riguardano lavoratori, con un incremento dell’1,0%, e 80.871 studenti, in aumento del 3,8%. Tra i lavoratori, gli infortuni avvenuti in occasione di lavoro sono stati 416.900, pari a un +0,5%, mentre quelli in itinere hanno raggiunto quota 99.939, con un incremento del 3,2%.
I casi mortali complessivi nel 2025 sono stati 1.093, tre in più rispetto ai 1.090 del 2024. Dietro questo dato si leggono però andamenti diversi: i decessi avvenuti in occasione di lavoro scendono a 792, con una lieve riduzione, mentre quelli in itinere salgono a 293. In altre parole, il miglioramento nei luoghi di lavoro è in parte compensato dall’aumento degli incidenti nel tragitto casa-lavoro.
Tra i comparti con il maggior numero di decessi segnalati figurano le costruzioni, il manifatturiero e il trasporto e magazzinaggio. È un’indicazione importante, perché conferma la persistenza di aree produttive in cui la prevenzione richiede ancora strumenti specifici, continuità organizzativa e controlli effettivi.
Il dato più rilevante del 2025 riguarda le malattie professionali denunciate: 98.463 casi, con un incremento dell’11,3% rispetto al 2024. È il valore più alto mai registrato nella serie recente. Le patologie più frequentemente denunciate sono quelle del sistema osteo-muscolare, seguite dalle malattie del sistema nervoso e dell’orecchio; restano inoltre presenti tumori professionali e patologie respiratorie.
Dietro questa crescita possono agire fattori diversi. Da un lato pesa una maggiore consapevolezza dei lavoratori e una maggiore propensione alla denuncia. Dall’altro incide anche l’innalzamento dell’età media della popolazione lavorativa, che fa emergere patologie a lunga latenza. Molte malattie professionali sono infatti associate a esposizioni prolungate ad agenti chimici, fisici o biologici, e una valutazione del rischio ben impostata può contribuire a intercettare più precocemente situazioni espositive critiche.
I dati mostrano differenze significative per genere, età e nazionalità. Per le lavoratrici, gli infortuni in occasione di lavoro risultano in aumento del 2,0%, mentre per gli uomini si osserva un lieve calo. Inoltre, tra le donne il peso relativo degli infortuni in itinere resta più elevato rispetto agli uomini, un elemento che riflette anche fattori organizzativi e modelli di mobilità differenti.
Per i lavoratori stranieri, le denunce aumentano del 3,7%. Ancora più significativo è il dato relativo ai casi mortali: l’incidenza resta molto più alta rispetto a quella dei lavoratori italiani, con 72,4 decessi per milione di occupati contro 28,8. È un indicatore che richiama direttamente la qualità dell’informazione, della formazione e dell’organizzazione della prevenzione nei contesti produttivi più esposti.
Quanto all’età, oltre il 37% dei decessi in occasione di lavoro riguarda lavoratori tra i 55 e i 64 anni. È una fascia in cui spesso si sommano mansioni gravose, esposizioni prolungate a diversi fattori di rischio e una minore capacità di recupero dopo eventi traumatici.
Le oltre 80.000 denunce riferite agli studenti nel 2025 confermano che anche questo ambito deve essere letto con attenzione. L’incremento è pari al 3,8% rispetto al 2024, con una crescita più marcata nelle scuole paritarie rispetto a quelle statali. All’interno di questo dato rientrano anche gli eventi denunciati nei percorsi di formazione in ambiente di lavoro.
Per le imprese che ospitano studenti o tirocinanti, il tema non è secondario. Gli studenti coinvolti in percorsi formativi presso aziende o altri luoghi di lavoro sono infatti destinatari di specifiche tutele assicurative e prevenzionistiche. Questo rende ancora più importante la qualità dell’accoglienza, dell’informazione iniziale, dell’affiancamento e della valutazione dei rischi nelle attività effettivamente svolte. Il documento di valutazione dei rischi deve affrontare e contenere le corrette azioni di prevenzione e protezione, anche per questa categoria di prestatori d’opera, assimilabili, a tutti gli effetti, ai lavoratori dipendenti.
L’indicatore che mostra il miglior andamento nel medio periodo è l’incidenza infortunistica rapportata agli occupati: si passa da 2.005 denunce ogni 100.000 lavoratori nel 2019 a 1.727 nel 2025, con una riduzione del 13,9% in sei anni. È un miglioramento reale, ma non basta da solo a descrivere il livello di sicurezza del sistema produttivo, perché in termini assoluti i numeri restano elevati.
La distanza tra questo trend e il permanere di criticità su decessi, malattie professionali, infortuni in itinere e lavoratori stranieri suggerisce una conclusione abbastanza chiara: la prevenzione produce risultati quando è continua, specifica e verificabile. Un Documento di Valutazione dei Rischi aggiornato con una corretta analisi dei possibili rischi legati alla mansione, quali la movimentazione manuale dei carichi, la correlazione con macchine e impianti o, più specificatamente, connessi alla possibile esposizione professionale ad agenti fisici, chimici, cancerogeni, mutageni e reprotossici non sono meri adempimenti formali. Sono strumenti che, se costruiti e applicati con rigore, possono incidere concretamente sulla capacità dell’azienda di prevenire eventi dannosi.
Su questo piano, i servizi di valutazione dei rischi e di analisi dell’esposizione ad agenti chimici e cancerogeni, agenti biologici e ogni altro rischio specifico rientrano pienamente nelle aree di attività già presidiate da LATA sul sito istituzionale.