Cancerogeni nei luoghi di lavoro la nuova monografia INAIL

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Una monografia INAIL del 2025 riunisce prevenzione tecnica e dati medico-legali

L'INAIL ha pubblicato a ottobre 2025 una monografia che ricostruisce il quadro aggiornato di un rischio cancerogeno che la scienza ha classificato come certo dal 1995 ma che in Italia continua a riguardare oltre 200.000 lavoratori potenzialmente esposti, con una concentrazione particolare nelle microimprese artigiane della filiera legno-arredo. Il documento, dal titolo I tumori naso-sinusali e i tumori del rinofaringe da esposizione a polveri di legno negli ambienti di lavoro. Trattazione tecnica e medico-legale Inail, è stato realizzato dalla Consulenza tecnica per la salute e la sicurezza centrale con il contributo della Sovrintendenza sanitaria centrale e rientra nella collana Salute e Sicurezza dell'Istituto.

La novità di questa pubblicazione sta nel taglio. La parte tecnica fotografa il comparto del legno italiano attraverso i dati Istat 2023, ricostruisce il percorso normativo che ha portato al valore limite di 2 mg/m³ per la frazione inalabile e descrive le misure di prevenzione richieste dal Titolo IX Capo II del D.Lgs. 81/2008. La parte medico-legale è il versante più nuovo: analizza le malattie professionali tumorali da legno denunciate all'INAIL nel quinquennio 2018-2022, le mette in relazione con il DM 10 ottobre 2023 che ha aggiornato le tabelle delle malattie professionali, e descrive il funzionamento del Registro nazionale dei tumori naso-sinusali (ReNaTuNS) e della banca dati SIREP.

Per un'azienda della filiera, la combinazione di questi due profili modifica concretamente il peso della valutazione del rischio cancerogeno. La valutazione cessa di essere un adempimento puramente documentale e diventa l'elemento su cui si fonda anche la tutela giuridica e assicurativa dell'impresa, perché l’inclusione nelle tabelle rafforza la tutela del lavoratore sul piano assicurativo, in quanto opera il meccanismo tabellare di presunzione legale di origine professionale nei casi che ricadono nel relativo perimetro.

Il comparto in numeri: la filiera legno-arredo italiana

La filiera del legno italiana si articola su due codici Ateco. Il C16 (Industria del legno e dei prodotti in legno e sughero, esclusi i mobili) e il C31 (Fabbricazione di mobili). Secondo i dati Istat 2023 ripresi dalla monografia INAIL, il primo comparto conta 20.406 imprese attive e 90.958 addetti, il secondo 15.177 aziende e 128.005 addetti.

I numeri assoluti raccontano una filiera ancora ampia, anche dopo decenni di ridimensionamento strutturale. La caratteristica più rilevante per la valutazione del rischio non è però la dimensione del comparto: è la sua composizione. Il settore è dominato da micro e piccole imprese a vocazione artigianale, concentrate soprattutto nelle regioni del Nord e in alcuni distretti specifici. Sono proprio le realtà più piccole quelle che possono incontrare maggiori difficoltà nell’applicare con continuità misure tecniche e organizzative di contenimento dell’esposizione.

L'aggiornamento INAIL della stima dei lavoratori potenzialmente esposti supera le 200.000 unità. Il dato somma gli addetti dei comparti C16 e C31 ma intercetta anche lavoratori di altri ambiti che vengono in contatto con polveri di legno: edilizia di restauro, manutenzione, scuole professionali, falegnamerie ospedaliere e museali.

Il rischio cancerogeno: scienza consolidata, norma in evoluzione

L'evidenza scientifica sulla cancerogenicità delle polveri di legno è solida e di lunga data. La Monografia IARC n. 62 del 1995 ha classificato la polvere di legno come cancerogeno di Gruppo 1 - cancerogeno certo per l'uomo - sulla base di prove epidemiologiche sufficienti a stabilire una correlazione causale con i tumori maligni delle cavità nasali, dei seni paranasali e del rinofaringe. La Monografia IARC n. 100C del 2012 ha riconfermato questa classificazione, estendendo la valutazione alle miscele di legni duri e teneri frequentemente presenti nelle lavorazioni reali.

Il quadro patologico documentato non si esaurisce nei tumori. L'inalazione cronica di polveri di legno è associata anche a effetti respiratori non neoplastici: riniti croniche, asma occupazionale, irritazioni delle mucose oculari e nasali, alveoliti allergiche estrinseche. Le neoplasie rappresentano l'esito più severo e quello che giustifica l'inquadramento nel Titolo IX Capo II del D.Lgs. 81/2008, la disciplina specifica dedicata alla protezione da agenti cancerogeni e mutageni. Per un inquadramento generale del regime degli agenti cancerogeni nei luoghi di lavoro rimandiamo all'approfondimento dedicato.

Il valore limite di esposizione professionale (VLEP) per le polveri di legno duro ha seguito un'evoluzione restrittiva. Prima del 2020 il limite italiano era fissato a 5 mg/m³ sulla frazione inalabile, misurato come media ponderata su 8 ore. La Direttiva (UE) 2017/2398, recepita in Italia con il D.Lgs. 1° giugno 2020, n. 44, ha avviato una doppia riduzione: prima a 3 mg/m³ in regime transitorio, poi a 2 mg/m³ dal 17 gennaio 2023, valore oggi pienamente operativo. La misurazione dell'esposizione deve seguire i criteri della UNI EN 689:2019 e fa riferimento, per le frazioni granulometriche, alla UNI EN 481.

La parte nuova del documento: trattazione medico-legale e riconoscimento delle malattie

La novità sostanziale della monografia INAIL 2025 sta nell'aver unito il versante tecnico-preventivo con quello medico-legale del riconoscimento delle malattie professionali. La seconda parte del documento analizza le denunce di patologie tumorali da legno trattate dall'INAIL nel quinquennio 2018-2022: estrazione dei dati dagli archivi assicurativi, elaborazione per tipologia istologica e per esito della malattia, distribuzione geografica e per comparto.

Il dispositivo decisivo, però, è normativo. Il DM 10 ottobre 2023 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 269 del 18 novembre 2023, ha aggiornato le tabelle delle malattie professionali - la prima revisione dopo il 2008. Per le lavorazioni che espongono a polveri di legno duro, i carcinomi naso-sinusali e i tumori del rinofaringe sono inseriti tra le malattie tabellate (voce 57 della tabella industria). L'effetto giuridico è significativo: per i lavoratori che hanno subito l'esposizione opera la presunzione legale di origine professionale. Non spetta al lavoratore dimostrare il nesso causale tra la patologia e l'attività lavorativa; è eventualmente l'INAIL che deve smentirlo.

Sul versante della raccolta sistematica dei casi e dei profili di esposizione, INAIL gestisce tre flussi informativi che dialogano tra loro. Il Registro nazionale dei tumori naso-sinusali (ReNaTuNS), istituito ai sensi dell'art. 244 del D.Lgs. 81/2008, è un sistema di sorveglianza epidemiologica articolato su base regionale: ricostruisce la storia espositiva dei soggetti ammalati attraverso interviste dirette presso le strutture di diagnosi e cura, secondo un manuale operativo redatto in collaborazione con le regioni. Il Sistema Informativo Registro Esposizioni Professionali (SIREP) raccoglie i registri degli esposti che il datore di lavoro deve trasmettere telematicamente all'Istituto ai sensi dell'art. 243 del D.Lgs. 81/2008. Il sistema MalProf registra le malattie professionali denunciate. L'insieme di questi flussi informativi consente una lettura più strutturata del fenomeno nel tempo, sul piano epidemiologico oltre che su quello assicurativo-prevenzionale.

Il messaggio operativo per un'azienda del settore è netto. In un comparto dove i tumori naso-sinusali sono tabellati con presunzione legale di origine, la documentazione tecnica delle misure di prevenzione adottate è ciò che separa, sul piano assicurativo e giuridico, un'impresa che ha rispettato gli obblighi da una che si trova esposta a contenzioso. La qualità della valutazione del rischio e della documentazione prevenzionistica incide anche sulla capacità dell’azienda di dimostrare l’adeguatezza delle misure adottate.

Le misure di prevenzione operative

Il D.Lgs. 81/2008 impone, per gli agenti cancerogeni e mutageni, una gerarchia precisa di intervento. La prima opzione è l'eliminazione o la sostituzione dell'agente. Nel caso delle polveri di legno duro è ovviamente impraticabile: la materia prima coincide con il rischio. Il datore di lavoro deve quindi ridurre l'esposizione al più basso valore tecnicamente possibile, e comunque sotto il VLEP di 2 mg/m³ - anche se il rispetto del limite non lo esonera dall'obbligo della riduzione ulteriore.

La leva tecnica più importante è la riduzione alla fonte. Aspirazioni localizzate posizionate direttamente sugli utensili (sega circolare, pialla, fresa, levigatrice), cabine di levigatura con sistemi di filtrazione ad alta efficienza, pulizia frequente delle superfici con aspiratori industriali dotati di filtri HEPA. La pulizia con scope o con aria compressa è particolarmente da evitare perché rimette in sospensione le polveri sedimentate, aumentando l'esposizione inalatoria.

La misurazione sistematica dell'esposizione è il secondo asse imprescindibile. Senza dati quantitativi sulla concentrazione aerodispersa nelle diverse mansioni e nei diversi cicli produttivi non è possibile verificare il rispetto del VLEP, né calibrare correttamente le misure tecniche di contenimento. Il monitoraggio segue le indicazioni della UNI EN 689:2019, prevede campionamenti personali sui lavoratori delle mansioni più esposte, separazione granulometrica secondo UNI EN 481 e analisi gravimetriche in laboratorio accreditato. È esattamente il tipo di intervento che LATA esegue da oltre quarant'anni nei comparti manifatturieri italiani: campionamenti effettuati da tecnici prelevatori dedicati e analisi nel settore qualità dell'aria negli ambienti lavorativi, con metodiche accreditate ACCREDIA.

Sul piano documentale e sanitario, il datore di lavoro deve istituire il registro degli esposti, aggiornarlo per il tramite del medico competente e trasmetterlo all'INAIL tramite il portale telematico SIREP. La sorveglianza sanitaria è obbligatoria per tutti i lavoratori esposti e prosegue, su indicazione del medico competente, anche dopo la cessazione dell'attività. La formazione specifica deve coprire i rischi associati alle singole lavorazioni, le procedure di lavoro sicuro e l'uso corretto dei dispositivi di protezione individuale.

Resta la valutazione documentale del rischio. Nel Titolo IX Capo II ha caratteristiche più stringenti rispetto al rischio chimico generico: deve essere aggiornata prima dell'inizio dell'attività, in caso di modifiche significative del ciclo produttivo e comunque ogni tre anni. Per le aziende del comparto legno-arredo, costruire un dossier difendibile in caso di accertamento significa affiancare alla redazione interna una verifica tecnica esterna, basata su campionamenti reali e su un confronto sistematico con i parametri normativi. È il senso del servizio LATA dedicato alla valutazione dei rischi di esposizione ad agenti chimici, cancerogeni e high potent.

Un filone INAIL in espansione: il modello tecnico più medico-legale

La monografia sulle polveri di legno non è un episodio isolato. Si inserisce in un filone di pubblicazioni INAIL del biennio 2024-2025 che condividono un'impostazione comune: unire la trattazione tecnica del rischio con le implicazioni medico-legali e con i dati epidemiologici sul riconoscimento delle malattie professionali. Nel 2024 era arrivata l'edizione aggiornata di Agenti cancerogeni e mutageni. Lavorare sicuri, con schede operative dedicate a quattordici sostanze. A febbraio 2025 è stato pubblicato il fact sheet DIMEILA sull'esposizione ai gas di scarico dei motori diesel, con il VLEP introdotto dal D.I. 11 febbraio 2021. A ottobre 2025 è arrivata la monografia sui tumori da legno.

Per un'impresa manifatturiera italiana il messaggio strategico è chiaro. Il rischio cancerogeno occupazionale non si gestisce più con un riferimento normativo generico al D.Lgs. 81/2008. Esiste ormai una documentazione INAIL costruita per singolo agente, per singolo metodo di misurazione e per singolo comparto produttivo. È su questa documentazione che si misura, oggi, l'adeguatezza delle misure adottate dalle imprese.

Fonti e approfondimenti

Documento INAIL di riferimento

  • INAIL - Consulenza tecnica per la salute e la sicurezza, I tumori naso-sinusali e i tumori del rinofaringe da esposizione a polveri di legno negli ambienti di lavoro. Trattazione tecnica e medico-legale Inail, collana Salute e Sicurezza, edizione 2025: scheda nel catalogo INAIL

Quadro normativo nazionale

  • D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 - Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (Titolo IX Capo II - Protezione da agenti cancerogeni e mutageni): testo consolidato su Normattiva
  • D.Lgs. 1° giugno 2020, n. 44 - Attuazione della Direttiva (UE) 2017/2398 in materia di protezione dei lavoratori contro i rischi da esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni: testo su Normattiva
  • DM Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 10 ottobre 2023 - Aggiornamento delle tabelle delle malattie professionali nell'industria e nell'agricoltura (Gazzetta Ufficiale n. 269 del 18 novembre 2023)

Quadro normativo europeo

  • Direttiva (UE) 2017/2398 del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 dicembre 2017, che modifica la Direttiva 2004/37/CE sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da agenti cancerogeni o mutageni: testo su EUR-Lex

Classificazione internazionale

  • IARC - IARC Monographs on the Identification of Carcinogenic Hazards to Humans, Volume 62 (1995) e Volume 100C (2012), classificazione delle polveri di legno come cancerogeno di Gruppo 1: monographs.iarc.who.int

Banche dati e sistemi di sorveglianza INAIL

  • ReNaTuNS - Registro nazionale dei tumori naso-sinusali, ai sensi dell'art. 244 del D.Lgs. 81/2008: pagina dedicata sul portale INAIL
  • SIREP - Sistema Informativo Registro Esposizioni Professionali, ai sensi dell'art. 243 del D.Lgs. 81/2008
  • MalProf - Sistema informativo sulle malattie professionali, gestito da INAIL in collaborazione con le regioni

Norme tecniche

  • UNI EN 689:2019 - Esposizione nei luoghi di lavoro. Misurazione dell'esposizione per inalazione di agenti chimici. Strategie per verificare la conformità con i valori limite di esposizione professionale
  • UNI EN 481 - Atmosfera nell'ambiente di lavoro. Definizione delle frazioni granulometriche per la misurazione delle particelle aerodisperse

 Immagini

C da Pixabay,  Bailey Alexander,  Museums Victoria da Unsplash

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Autore LATA
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